giovedì 30 dicembre 2010

NIKI APRILE GATTI, E ............AUGURI A TUTTI I GANZER!!!






“A coloro che potendo intervenire non sono intervenuti, tutti il nostro disprezzo”




A Mia Madre


"Non fermarti davanti alla mia tomba
a piangere, non sono lì
non dorme la mia anima.
Sono il soffio di mille venti,

sono la neve che brilla

come diamante,
sono un raggio di sole che splende l'estate
sono la leggera pioggia autunnale
Quando ti svegli nella silenziosa mattina
io sono la più alta farfalla che vola serena,
sono la più soffice stella che brilla nel buio della notte

Non fermarti davanti alla mia tomba a piangere,
non sono lì
non è morta la mia anima.
"


Ti Amo

Shalom

Niki

(Mary E. Frye)

Che dire di questo anno che se va???????????

"Loro" ....brinderanno senz'altro alle Archiviazioni....



MA LA NOSTRA GIUSTIZIA ITALIANA PUO' ESSERE ALTRETTANTO SODDISFATTA????????????

E GLI ITALIANI?????????

QUESTO ARTICOLO MI E' STATO INVIATO DALL'ANTIMAFIA:

Cercate nelle carte del Ros perché mio figlio è morto

MONZA - Giuseppe Incorvaia è un padre di 74 anni che ha perso un figlio. E' un padre carabiniere che ha perso un figlio carabiniere. Si chiamava Salvatore. Se n' è andato a 24 anni, il 16 giugno 1994, sul ciglio di una strada, con un colpo alla tempia esploso dalla sua pistola di ordinanza. Da quella notte di 9 anni fa, Giuseppe non ha smesso un solo giorno di chiedere conto della morte del suo primogenito. Non si è rassegnato alle conclusioni dell' Arma e della magistratura di Monza, che sotto il suo dolore hanno presto tirato una riga in cui si legge: «suicidio». Ha chiesto la riesumazione delle spoglie di suo figlio e ora, seduto nello studio del suo avvocato, Francesco Mongiu, dice: «Salvatore è stato assassinato da uomini che portavano la sua e la mia stessa divisa. Carabinieri. E il segreto della sua morte va cercato nelle operazioni del Raggruppamento operativo speciale dell' Arma, il Ros». Salvatore non prestava servizio nel Ros. Era vicecomandante della stazione di Vimercate... «Le chiedo la pazienza di ascoltare questa storia dall' inizio alla fine. E forse allora capirà se sono solo un povero vecchio...». Da dove vuole cominciare? «Dalla mattina del mio compleanno di nove anni fa, il 13 giugno 1994. Andai a trovare Salvatore a Vimercate, dove viveva con la moglie e la sua bimba, che allora aveva solo 20 mesi. Era inquieto, come mai lo avevo visto. E dopo una notte di insistenze, mi disse: "Papà, ormai sei fuori dall' Arma... E' meglio che tu non sappia". Aggiunse soltanto che si trattava di una storia in cui entravano pezzi grossi al di sopra di ogni sospetto e che di mezzo c' era un maresciallo». E la cosa finì lì? «No. La mattina del 15 giugno mi chiese di accompagnarlo dal comandante della compagnia, a Monza. Era a lui che diceva di voler raccontare tutto. Voleva lasciare Vimercate ed essere trasferito a Genova. Il comandante non si fece trovare. E Salvo, probabilmente, firmò così la sua condanna. Che venne eseguita quella notte stessa. Uscì di casa dopo cena, con la sua macchina, una Audi. Era in borghese...». Era armato? «Salvatore girava sempre armato. E con il proiettile in canna». Quando seppe che era morto? «Il mattino successivo. Alla porta di casa venne a bussare un maresciallo. Fu brutale: "Suo figlio si è suicidato". Salii in macchina con lui e percorremmo neppure un chilometro dalla caserma. Ecco, guardi pure da solo...». Giuseppe Incorvaia solleva il lembo di un fascicolo di cartone color rosa. Ne estrae quindici foto. I suoi occhi si riempiono di lacrime. Salvatore è al posto di guida della sua Audi. Il capo, reclinato sul poggiatesta, è martoriato dal foro di entrata di un proiettile che gli ha devastato la tempia destra. Le braccia, composte lungo i fianchi, si stringono in grembo, dove è appoggiata con il calcio rivolto verso il basso la sua calibro 9 parabellum. Il vetro sul lato passeggero dell' Audi è infranto. I finestrini posteriori sono semi-aperti. Nel portaoggetti alla base del cambio, una cartuccia inesplosa. Giuseppe Incorvaia si fa forza. «Sul posto, trovai il colonnello Ludovico Triscari, allora comandante del gruppo carabinieri di Monza. Parlava con un giornalista e lo sentii dire con un tono perentorio: "Questo è un suicidio. Punto e basta". Ero sconvolto, ma tutta quella sicurezza prima mi ferì, quindi mi lasciò allibito. Soprattutto quando cominciai a girare intorno alla macchina». Da cosa fu colpito? «Ho fatto indagini per 40 anni. Come era possibile che il vetro sul lato passeggero fosse infranto visto che mio figlio si era sparato un colpo alla tempia destra e dunque il proiettile correva in direzione opposta? Perché quei finestrini posteriori aperti? Perché una cartuccia inesplosa nel portaoggetti? Perché il bossolo del colpo esploso era sul sedile posteriore? Perché la mano destra di mio figlio, che si supponeva avesse impugnato l' arma al momento di fare fuoco, era immacolata, senza neppure una traccia di sangue?». Quali risposte si diede? «Che mio figlio era stato ucciso. Che conosceva i suoi assassini, almeno due, uno dei quali sedeva dietro di lui e aveva aperto i finestrini per evitare gli effetti della detonazione nell' abitacolo. Senza sapere, però, che l' arma di mio figlio aveva il colpo in canna. E dunque, quando aveva preso la sua pistola, per armarla aveva istintivamente tirato il carrello, espellendone la cartuccia inesplosa. Lo dissi al colonnello Triscari: "E lei questo lo chiama suicidio?"». Non la ascoltarono? «L' Arma dispose un' autopsia insultante, indegna, che, si figuri, annotava possibili dissapori tra mio figlio e sua moglie. Un' autopsia! La Procura di Monza, dopo tre mesi, archiviò. Era un maledetto imbroglio». Cui lei non si rassegnò. «Nel novembre del '95, mi rivolsi all' avvocato Mongiu e chiesi la riapertura delle indagini. E fu allora che accadde qualcosa di inatteso. Vennero a cercarmi i marescialli Salvatore Corbo e Sebastiano D' Immé. Erano i due colleghi di mio figlio. Mi dissero che avevano saputo della riapertura delle indagini e che avevano notizie importanti da comunicare al mio avvocato». Lo fecero? «No. O forse non ne ebbero il tempo. D' Immé venne ucciso il 6 luglio del '96 durante un normale controllo antirapina. I suoi assassini vennero localizzati qualche tempo dopo a Milano dai carabinieri e uccisi. Tutti, tranne uno, che si è sempre dichiarato innocente. Corbo venne trasferito e credo abbia capito che per vivere è meglio dimenticare». Ritiene che anche quella di D' Immé sia stata una morte legata al segreto di suo figlio? «Ne sono certo per quel che ebbi modo di ascoltare, nel '96, al processo di Verona nei confronti della cosiddetta banda di Alceo Bartalucci, conosciuta anche come la banda dei pentiti». Cosa c' entra questo processo, adesso? «Un bravissimo cronista dell' Unità, Giovanni Laccabò, aveva scoperto che negli atti di quel processo era il filo che portava alla morte di mio figlio». Quale filo? «La banda dei pentiti aveva commesso, indisturbata, decine di rapine in Val Padana durante la prima metà del '94, fino a quando non aveva ucciso un agente di polizia, Massimiliano Turazza. La Procura di Verona aveva scoperto che la banda era coperta dai carabinieri del Ros. Meglio, da un suo maresciallo, Angelo Paron. Che in cambio di informazioni, riforniva la banda con armi e munizioni da guerra in dotazione alle forze di polizia e, soprattutto, gli assicurava libertà di azione. Per rapine e traffico di stupefacenti». E come si arriverebbe da qui alla morte di suo figlio? «Insieme al maresciallo Paron del Ros di Padova, venne processato anche il colonnello Triscari del gruppo carabinieri di Monza. Ricorda? L' ufficiale che si era affrettato ad archiviare la morte di Salvatore come suicidio. Era accusato di aver taciuto le informazioni che gli era state trasmesse dal suo Nucleo Operativo sulla presenza, nella sua zona di competenza, del "pentito" Alceo Bartalucci. Che non solo girava dove non doveva. Ma girava armato». E dove girava? «Nella zona di Vimercate. Dove era mio figlio». Lei crede che suo figlio sia morto perché aveva incrociato questa storia? Che questo fosse il suo segreto? «Oggi ne sono certo. Mio figlio aveva scoperto operazioni illecite del Ros, coperte da un colonnello. E per questo è stato ammazzato». Come si è concluso il processo di Verona? «In primo grado, Triscari è stato condannato. Mentre Paron è stato assolto, perché chi lo accusava ha ritrattato. So poi che nei suoi confronti la Procura fece appello. Ma non ha poi così importanza». Che cosa ha importanza allora? «Che il generale Ganzer non ha sin qui dato le spiegazioni che dovrà pur dare un giorno». Come comandante del Ros? «Non solo. Ganzer arrivò al Ros dopo aver lavorato a Verona, dove, come accertò il processo, in qualità di comandante provinciale aveva gestito il "pentito" Bartalucci. Mi pare abbastanza per chiedergli: chi ha ucciso Salvatore?».

E PENSATE ERA IL 2003.......................

Cercando un pò su Internet trovo....

Ganzer ha un metodo. E il metodo - ricostruisce l'inchiesta della Procura di Milano - si fa "sistema". Il Ros istruisce le sue operazioni ottenendo una delega in bianco dall'autorità giudiziaria. Che serve a legittimare iniziative che di legittimo non hanno nè la premessa nè l'esito. Ma che rispondono a una routine.
Leggiamo dagli atti: "Il Ros instaura contatti diretti e indiretti con rappresentanti di organizzazioni sudamericane e mediorientali dedite al traffico di stupefacenti senza procedere nè alla loro identificazione nè alla loro denuncia". Ordina quindi "quantitativi di stupefacente da inviare in Italia con mercantili o per via aerea, versando il corrispettivo con modalità non documentate e utilizzando anche denaro ricavato dalla vendita in Italia dello stupefacente importato. Denaro di cui viene omesso il sequestro". Che non si tratti di "operazioni di infiltrazione" lo capisce anche un bambino. "Si tratta - annota la Procura di Milano - di istigazione ad importare in Italia sostanze stupefacenti".

Fabbricato artificiosamente il reato attraverso l'istigazione, è ora necessario che su qualcuno ne venga schiacciata la responsabilità attraverso il falso, la menzogna, l'abuso. Scrivono i magistrati: "Il Ros rappresenta falsamente all'autorità giudiziaria e alla Direzione Centrale dei servizi antidroga inesistenti accordi tra le organizzazioni italiane acquirenti e i fornitori. Accordi asseritamente appresi grazie ad agenti infiltrati". E' una storiella buona per chi vuole o ha interesse a berla, ma necessaria a liberare la mossa successiva. "Il Ros prende in carico lo stupefacente al suo arrivo in Italia, omettendo ogni doverosa attività di controllo su quantità e qualità. Lo trasporta e lo detiene, anche per lunghi periodi di tempo, talvolta lasciandolo nella disponibilità incontrollata di trafficanti". Provvede dunque alla "installazione di laboratori per la affinazione", alla "ricerca degli acquirenti, attraverso la mediazione di mediatori pagati". "Istiga all'acquisto, diffondendo sul mercato la notizia della possibilità di acquisire stupefacente".

Il gioco è fatto. Il resto è banale dettaglio. Sul terreno, le operazioni vengono condotte a mano libera, forzando, aggirando ogni tipo di norma, falsificando verbali di sequestro e arresto, barattando il prezzo della libertà con i latitanti. Quel che conta è ostentare "la positiva conclusione di eclatanti operazioni". L'importante è mettere le manette a qualcuno per poi agitare un pugno di arrestati - quale che ne sia lo spessore - da consegnare al pubblico ministero e ad un verdetto di certa colpevolezza.

E' una giostra ad alta redditività penale (e per alcuni anche economica) in cui tutti guadagnano. Investigatore e pubblico ministero. Bisogna soltanto decidere se salirci o meno. Bisogna, soprattutto, che un magistrato presti la propria faccia e la propria firma, autorizzando il Ros a operare dalle Alpi alla Sicilia, aggirando le norme sulla competenza territoriale delle singole Procure e tenendo cos� lontani i ficcanaso.

*

Il sostituto procuratore Mario Conte, in quegli anni sconosciuto magistrato di provincia, sulla giostra decide di salire. A Bergamo, che non è neppure sede di una Direzione distrettuale antimafia, è lui l'interfaccia di Ganzer. Su sua indicazione, fa da ombrello, firmando quel che c'è da firmare, alle deleghe che gli presentano i sottufficiali del Ros in forza al nucleo di Brescia, Gilberto Lovato, Rodolfo Arpa, Gianfranco Benigni, Michele Scalisi, Alberto Zanoni Lazzeri, autorizzandoli a operare sull'intero territorio nazionale, di concerto con il comando Ros di Roma, e con gli ufficiali e sottufficiali delle sezioni antidroga che nel tempo vi si succedono (Mauro Obinu, Carlo Fischione, Costanzo Leone, Laureano Palmisano, Vincenzo Rinaldi).

Biagio Rotondo detto “Il Rosso” fu il testimone che ha permesso di scoprire i giochi del Ros Ganzer è morto "suicida" in carcere a Lucca il 29 agosto nel 2007............!!!!!

Il generale Giampaolo Ganzer non può restare al suo posto. Le dimissioni sarebbero una conseguenza naturale dopo le motivazioni della sentenza di condanna contro il comandante del Ros, il Reparto operativo speciale dei carabinieri. E invece da due giorni, con l’eccezione dell’Italia dei valori, zero richieste di dimissioni dal centrodestra e – fatto ancora più sorprendente – dal resto del centrosinistra.

Eppure Ganzer, secondo i giudici di Milano che lo hanno condannato a 14 anni, era “in scandaloso accordo con i trafficanti ai quali è stato consentito vendere la loro droga in Italia e arricchirsi con i proventi delle vendite con la protezione dei carabinieri del Ros”. La condanna è del luglio scorso(2010) ma le motivazioni sono state rese note solo lunedì. Per i giudici, da Ganzer “il traffico di droga non solo non è stato combattuto, ma addirittura incoraggiato e favorito”. La sentenza potrebbe essere ribaltata in appello e la presunzione di innocenza deve essere riconosciuta, ma si è creata una gigantesca anomalia con il comandante del Ros condannato per narcotraffico.

BISOGNA FARE GLI AUGURI?????????????

A CHI, AGLI ITALIANI????????????????

MA NO.....AUGURI A TUTTI I GANZER....

Per Niki




"Quello che veramente ami rimane,
il resto e’ scorie
Quello che veramente ami non ti sara’ strappato
Quello che veramente ami e’ la tua vera eredita’...."



Ti Amo



Shalom



Mamma




domenica 26 dicembre 2010

NIKI APRILE GATTI, SILVIO BERLUSCONI, I MESSAGGI ANONIMI, IL PUZZLE, E.........E' TROPPO FACILE!!



Vorrei tanto riuscire a venire lassù...oltre le nuvole...per riabbracciarti e dirti quanto mi manchi...








Come sono lontani questi Natali, adorato figlio mio.........quando la tua felicità travolgeva tutti, il tuo entusiasmo contagioso.....

...occupavi tutto il mio spazio.....i miei pensieri...eri il mio tesoro...tutto si svolgeva intorno a te...
Si può comprendere cosa sia un figlio per una mamma??? Hai vissuto nove mesi nelle fibre del mio corpo, respirando con le mie narici, eri con me nei miei pensieri, nel mio sangue....odoravi il mondo e lo respiravi attraverso me......Tutto si complica quando il corpo della mamma non riesce piu' a fare da barriera a questo mondo esterno.....ma il legame ...il cordone ombelicale, quello noi Niki, non l'abbiamo mai reciso....Nel tempo si è trasformato in Amore maturo, Intesa..... Complicità......
Ecco tutto questo mi manca ed ancora di piu'.......
Ti vedevo crescere tesoro ed il tuo sorriso che conquistava e riusciva sempre a farti emergere lo guardavo con ammirazione, tu che in mezzo a sconosciuti riuscivi a diventare amico di tutti....
Ti osservavo quando in ricorrenze, intorno al tavolo eri sempre quello che sceglievi il frutto piu' piccolo e brutto ....o sceglievi le cose che mai erano le ultime...e ti guardavo e pensavo:"è lui il migliore, è lui mio figlio......è lui che si preoccupa sempre che gli altri possano scegliere....la sua di scelta non è mai a sfavore di altri e questo lo rende Unico....lo rende solo MIO!!!!"
Anche la sua genialità lo rendeva unico, purtroppo è stata quella che lo ha reso appetibile a persone prive di scrupoli e oggetto di invidia di tutti.....e questo lo posso asserire senza presunzione, in quanto la sua genialità (mai vantata da Lui) gli era collettivamente riconosciuta!
A volte penso che se il suo sorriso fosse stato piu' anonimo....se non avesse avuto la sua genialità, ma si fosse perso nell'anonimato...forse lui era ancora con me....ma non sarebbe stato il mio Niki!!!
In un versetto del testo sacro ebraico così è scritto:

"Un torto fatto non potrà raddrizzarsi, e quello che manca non si potrà contare......"

Ti Amo Niki
Shalom
Mamma


Ieri ci sono stati ben due messaggi anonimi, uno su questo Blog che dice testualmente:

Anonimo ha detto...
Auguri di Buon Natale Niki prima o poi certe persone dovranno spiegare perche la mattina del tuo arresto dall'avvocato Franco Marcolini vi siete presentati visto che sapevate gia degli arresti avvenuti ed eravate all'estero "San Marino"

Per favore signora Ornella Non tolga il sorriso e la voglia di vivere al fratello di Niki non credo che sia quello che voglia lui visto che adorava il suo fratellino

25 dicembre 2010 15:21


Si evince che questo Anonimo conoscesse bene Niki (l'adorazione per il fratellino) conoscenza perfetta di nome e cognome dell'Avvocato e del fatto che questo Avvocato fosse in Italia ....e del fatto che Niki sia stato attirato in quello studio.....(cosa che io vado urlando da 30 mesi!!!!!)
DA CHI??????????? DALLO STESSO CHE POI HA DATO ORDINE DI CAMBIARE AVVOCATO????? DALLO STESSO CHE HA DATO L'ORDINE DI "RIPULIRE" L'APPARTAMENTO????? DALLO STESSO CHE HA IMPEDITO A NIKI DI PARLARE PER SEMPRE??????????????

Io invito questi Anonimi ad affiancarmi nella mia battaglia, perchè chiunque può aggiungere elementi che anche se a loro vedere possono sembrare insignificanti nel mio puzzle sono fondamentali!!

Grazie Anonimo e conoscendo Niki sapresti come rintracciare anche me (rispetto l'anonimato!)

Altro messaggio Anonimo messo in un blog collegato a me e quindi con certezza che io avrei letto:

AntiNatalizio ha detto...
"Auguro anche io torcimenti di stomaco (di coscienza no, perché non ne hanno) ai criminali che hanno tolto dal mondo Niki. Un abbraccio alla madre, un abbraccio vero.
Io sono uno di quelli che, armati di penna, vorrebbero far emergere qualche verità. Lo faccio senza guadagnarci niente, né soldi né fama, semplicemente perché me ne strafrego. Ho provato ad avvicinarmi, ma mi scuserete questo piccolo appunto: qualcuno, come me, ha la sincerità e i mezzi per diffondere taluni fatti, senza interessi personali di sorta. Ma sono stato allontanato in malo modo, per colpa di buffoni che non posso definire colleghi.
Comunque, Buon Natale a tutti."

25 dicembre 2010 12:31



La gravità di questo commento e della stampa ufficiale intorno al mio Niki si commentano da soli!!!

E non dimentichiamo il commento anonimo Importantissimo presentato anche nella Procura di Firenze e lasciato senza riscontro..........


scorpion52 ha detto...

se ti va di contattarmi ti farò mettere piu post sul tuo sito . So di molte cose sull'omicidio suicidio di Gatti . Ma siccome sono implicato non posso denunciare




Lo stesso autore anonimo di questo messaggio apri' a suo tempo anche questo blog dal nome:

"la verita sulla morte di tre persone Perugia"

martedì 21 luglio 2009

Andate a leggere!!! (anche questo portato ai Magistrati di Firenze) anche questo ritenuto ......irrilevante!!!!


Ora se i vecchi e i nuovi messaggi non destano un minimo dubbio questo lo lascio decidere a Voi!!!!! Cosa serve in Italia per riaprire e fare indagini su una morte piu' che sospetta?????????



Le cose vanno guardate nell'insieme e non separandole!!!!

-E' troppo facile analizzare un furto in un appartamento, come un semplice furto avvenuto ad un vicino di casa e lo stacchiamo da una volontà tutta interna ad una grossa indagine per "occultare e depistare"......e togliermi preziose prove.......(I COMPUTERS NON APPENA SARANNO DISSEQUESTRATI VERRANNO CONSEGNATI DIRETTAMENTE ALLA GUARDIA DI FINANZA PER VEDERE LA LORO MANOMISSIONE.....)"

- E' troppo facile far ricadere la morte di Niki nel calderone dei suicidi in carcere ......se stacchiamo la "sua volontà di collaborare e parlare" all'interno di una grossa indagine .......

-E' troppo facile indurre a credere ad un raptus suicidiario quando tutti gli esperti dichiarano il contrario....

-E' troppo facile far credere che un laccio di una scarpetta da ginnastica (uno solo) sorregga un ragazzo alto un metro e 80 e del peso di 90 kg

-E' troppo facile definire "stupidità" il telegramma e la volontà del cambio di avvocato se non inquadriamo la grossa ....Indagine.....e l'avvocato......anzi gli avvocati...

-E' troppo facile pensare che l'Aduc , nella persona del Dr Vincenzo Donvito, semplicemente abbia dimenticato di rispondere al mio Appello .......

-E' troppo facile pensare che i Parlamentari siano troppo occupati a litigare fra di loro per rispondere a ben "tre Interrogazioni Parlamentari" fatte negli anni....

-E' troppo facile........

...ED I PEZZI MANCANTI DEL PUZZLE RESTERANNO SEMPRE......FINO A QUANDO UN MAGISTRATO CON LA PROPRIA VOLONTA' NON FACCIA CHIAREZZA, UNISCA TUTTI I PEZZI E LO COMPLETI!!





L'idea del Premier che ha lanciato a Matrix l'altra sera, io l'avevo già avuta! Lui ha detto che se non sarà approvato il "legittimo Impedimento" si farà il processo da solo in TV e nelle piazze, ebbene io non ho nè le Tv nè le piazze, ma ho il blog, mi farò il processo negato a Niki nel blog (le persone intorno a me vi potranno affermare che io questa idea sono mesi che la ventilo!!!) sono solo in attesa di sapere l'esito dell'Inchiesta Premium e le risposte alle Interrogazioni Parlamentari.
Nella misura in cui questi esiti saranno negativi, per la prima volta nella storia, faremo un processo nel Blog, dove io dirò le cose di cui sono a conoscenza e Voi direte le vostre impressioni, in piena Libertà e Niki avrà almeno la VERITA'!!!!!
Chiederò l'aiuto di chi chiaramente del Blog è Maestro ed ha fatto di questo strumento una forza!!! (avete già capito chi è....!!!)
In aiuto, per la divulgazione mi verranno altri blogger e la conoscenza dei fatti sarà a 360 gradi, e vedremo ....le responsabilità ....e vedremo se emergeranno le Verità che a tutti i costi si vogliono tenere occultate!!!

Niki avrà la Verità che merita!!!!!







Per Niki

"Lasciami solo quel poco di me stesso
che mi permetta di chiamarti
il mio tutto.

...Lasciami solo quel poco della mia volontà
che mi permetta di sentirti in ogni luogo
di vederti in ogni cosa
di offrirti in ogni momento il mio amore.

Lasciami solo quel poco di me stesso
ch’io non possa mai nasconderti.

Lasciami solo quel poco delle mie catene
ch’io mi senta legato alla tua volontà
che nella mia vita si compia il tuo progetto
e che la mia unica catena
sia quella del tuo amore."
(Tagore)
Ti Amo
Shalom
Mamma



........ED IO TI SEGUIRO'....

mercoledì 22 dicembre 2010

NIKI APRILE GATTI, IL VUOTO, E..............E' IL TERZO NATALE





A NIKI

"Mai,

non sapranno mai,

quanto mi illumina,

la tua ombra che mi si pone accanto timida,

quando non spero più................................"

Amore un Natale senza Luce e senza Luci, senza Te!!

Tu Niki eri la sostanza dei mie giorni e hai dato spessore

e bellezza alla mia vita,

sei stato molto di piu' di quello che ogni mamma potrebbe desiderare !!!!

Figlio, figlio, figlio,
luce di purissimo smeriglio,

corro nel tuo cuore e non ti piglio
figlio, figlio, figlio
soffocato giglio, giglio, giglio,

figlio, figlio, figlio.

Figlio chi si è preso il tuo domani?
Quelli che hanno il mondo nelle mani.


Figlio, chi ha rubato il tuo sorriso?
Quelli che oggi fanno il paradiso.

Figlio, figlio, figlio,


Figlio, qui la notte è molto scura..

Figlio tu che hai l'infinito nella mano...

adorato figlio, figlio, figlio.

Dimmi cosa, dimmi cosa ne sarà di me??”

Ci Manchi da Impazzire!!!!

Ti Amo Mamma

24/12/2010








Questi sono i Manifesti che riempiono le strade di Avezzano e Celano ...per permettere a Niki di essere sempre fra Noi......
(nella nostra casa è sempre presente!!!!).....il terzo Natale.....
Ti Amo
Shalom
Mamma



"La nostra Terra ha assorbito tanto di quel sangue da ubriacarsi.
Questa povera Terra Nostra è inzuppata di sangue a fontane.
E questa doveva essere Terra Promessa. Promessa????????"
("In nome della madre" E. De Luca)



PER NIKI


............CHE VUOTO CHE HAI LASCIATO!!!!!!!!!!!!!!! ...INCOLMABILE.....

sabato 18 dicembre 2010

NIKI APRILE GATTI, LE SORELLE DI DOLORE E ....SPERIAMO PASSINO IN FRETTA!






Per l'uomo falso, tutto l'universo non è vero,

e quando cerchi di afferrarlo stringi un pugno di mosche: è impalpabile.

E lui stesso, fino a quando si mostrerà sotto una luce falsa,

sarà un'ombra, una cosa che non esiste più.

(Nathaniel Hawthorne)





Questo post vorrei dedicarlo alle mie "sorelle di dolore", a tutte quelle mamme che come me si sentono clandestine in questa sopravvivenza ai loro figli......

Loro che come me stanno vivendo giorni terribili.....questi ....in cui l'assenza dei nostri figli si acuisce (se possibile....)

Leggo oggi un messaggio privato che mi ha spedito una di queste sorelle:

" Carissima Ornella, scusami se in questi giorni non mi vedrai su fb, ma sto malissimo, sono ripiombata in una oscurità fitta, densa, non ho voglia di dire niente, perchè tutto mi sembra inutile......."

E chi meglio di me, può capirti?????? Sono giorni, che chiudo gli occhi davanti alle luci natalizie, che rispondo con un automatismo che mi spaventa agli auguri dei clienti......ma auguri di cosa????????? E tutto mi sembra assurdo, paradossale, queste persone che non vogliono vedere, non vogliono capire che nella tua esistenza non c'è piu' posto per gli auguri....non c'è la tua esistenza....
Noi carissime, dobbiamo fare i conti in ogni istante, con il nostro dolore sordo e assurdo che ci spezza l'Anima ......dobbiamo fare i conti con questa.....





Si, con questa sedia vuota ogni volta che ci accostiamo al nostro tavolo e odiamo il momento che prima era il piu' bello, quello di ritrovarsi tutti insieme .......non saremo mai piu' insieme....insieme a chi????????????? E i nostri adorati figli????????? Chi ce li ha uccisi???????? Chi li ha tolti dalle nostre tavole, prima foriere di sogni e di speranze, ora solo luttuose????????




La Loro Assenza è un ......fragoroso silenzio .....si stende sopra ogni cosa!!!
Come spiegare ad altri che, quando è entrata nel mio negozio Grazia (una di queste sorelle), dai suoi occhi, dal vuoto, ho riconosciuto la sua tragedia???? Ho guardato lei ed ho visto me .....lei sapeva.....lei conosceva le notti assurde ed i giorni irraccontabili......lei sapeva ......il nostro abbraccio e le nostre lacrime si sono fuse ......

Quale Natale...ma cosa è il Natale???????? Chi è responsabile di questo oceano di dolore?????

Oggi nel mio paese è caduta tanta neve....Niki adorava la neve ed in altri tempi...quelli felici, sarei tornata a casa ed avrei trovato i giganteschi pupazzi di neve che Niki faceva per Nathan....oggi ho dovuto chiudere gli occhi tornando a casa.....non c'era Lui e non c'erano pupazzi......il vuoto....il freddo non eguagliava il freddo dell'Anima......

Noi carissime possiamo capire...noi che quotidianamente viviamo l'assenza palpabile dei nostri figli....noi che ci rifugiamo nel sonno per poterli sognare e riabbracciare....noi che continuiamo a far loro i regali che poi con le lacrime agli occhi la notte di Natale siamo costrette ad aprire..... perchè loro non ci sono a farlo.......ne prendiamo atto... ed allora si cade nel baratro.....Si raddoppiano le dosi di tranquillanti per dormire in quella notte almeno un'ora...Noi che cerchiamo la loro sopravvivenza nei libri, in quelli che ci sembrano dei messaggi dall'Universo....perchè tutto è meglio di niente....noi che continuiamo a sentirci dire..."lui è con te" .....ma Loro non ci sono purtroppo e Noi li vorremmo davvero....

A Voi care sorelle di dolore voglio rivolgere il mio abbraccio più caloroso e colmo d'amore, con l'augurio che questi giorni trascorrano il piu' velocemente possibile
....perchè è questo l'unico desiderio che abbiamo.....e che i nostri ragazzi ci aiutino nel superarli!!!

Con Amore a Voi tutte

Per Niki

“Vi sono pensieri che non dico neppure a me stesso,

ma mi sono tanto cari che se li perdessi

non vi sarebbe nient’altro per me.”

(Lev Tolstoj)

Ti Amo

Shalom

Mamma

CERCAMI.........CERCAMI.....

mercoledì 15 dicembre 2010

NIKI APRILE GATTI. GIORNALISTI, AVVOCATI,ROMA IN FIAMME, E....QUANDO SI VINCE UN PO'...SI PERDE


"C'è gente che pagherebbe per

vendersi "

(V.Hugo)








A Te Niki

A Te che ti ho fortemente voluto, a te che hai riempito la mia vita di gioia e soddisfazioni,

a Te compagno oltre che figlio e frutto splendido della mia esistenza!

A Te che che riesci a farmi sentire che ci sei, anche adesso che non abiti piu' qui.....

A Te che riempi queste pagine del blog con la tua vita, a Te che vivi dentro di me e illumini

il buio dei mie giorni, a Te che sei l'orizzonte verso il quale mi dirigo ed ogni passo ci avvicina.

A Te che rivolgo in ogni attimo del giorno e della notte il pensiero e mi tieni in vita, a Te che con il tuo sorriso

riempivi l'animo dei presenti, a Te che riuscivi a strapparmi un sorriso anche in mezzo a mille problemi,

a Te che mi hai regalato la gioia di essere mamma e la Tua mamma,

a Te che ti hanno strappato alla Vita che tanto amavi alla tua famiglia e ai tuoi sogni,

a Te che fra i mille problemi della vita quotidiana affrontati da soli sempre noi due, non ci siamo mai fatti mancare l'unica cosa davvero essenziale: l'Amore.

Sotto l'albero della nostra casa ci sono i regali che Nathan ha chiesto a Babbo Natale, il più bello e il piu' grande porta con se una lettera la Tua per Lui, interpreto conoscendoti ciò che gli avresti scritto

Tu vivi con noi e sempre saremo in quattro, al di là di questo nostro aspetto fisico è l'Amore che ci unisce e ci unirà per sempre! Come ho scritto sul tuo monumento :” l'Amore è più forte della Morte” Ti Amo Mamma



Sto leggendo il libro “Metastasi" di Nuzzi, sangue, soldi e politica tra Nord e Sud.

La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito...il pentito, collaboratore di giustizia è

Giuseppe Di Bella.

A pag. 28 leggo:” Se non pagavano il pizzo, noi alla fine gli bruciavamo il locale o arrivavamo alle maniere forti: picchiarli, mandarli in ospedale, bruciargli la macchina, spaventargli la famiglia.

Non in Calabria. In Lombardia. Eppure tutti facevano finta di non vedere. Stavamo tranquilli perchè uscivano solo trafiletti sui giornali. Gli episodi venivano dimenticati subito. …....”

Vedete la grande responsabilità della stampa e dei giornalisti??????????????

Perchè si faceva finta di niente????????? Eppure è la Lombardia ….non si parla di realtà acclamate (purtroppo) per certi episodi...... Se avessero dal primo episodio, dato la giusta rilevanza è molto probabile che con il clamore anche la Magistratura avrebbe aperto da anni le inchieste......

Vediamo un pò cosa dice il Codice Deontologico dell'attività Giornalistica (una sintesi...una piccola sintesi... solo dell'Art.1)

Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica ai sensi dell'art. 25 della legge 31 dicembre 1996, n. 675
(pubblicato sulla G.U. n. 179 del 3/8/1998)

Articolo1
Principi generali

1. Le presenti norme sono volte a contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini all'informazione e con la libertà di stampa.

2. In forza dell'art. 21 della Costituzione, la professione giornalistica si svolge senza autorizzazioni o censure. In quanto condizione essenziale per l'esercizio del diritto-dovere di cronaca, la raccolta, la registrazione, la conservazione e la diffusione di notizie su eventi e vicende relative a persone, organismi collettivi, istituzioni, costumi, ricerche scientifiche e movimenti di pensiero, attuate nell'ambito dell'attività giornalistica e per gli scopi propri di tale attività, si differenziano nettamente per la loro natura dalla memorizzazione e dal trattamento di dati personali ad opera di banche dati o altri soggetti. Su questi principi trovano fondamento le necessarie deroghe previste dai paragrafi 17 e 37 e dall'art. 9 della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea del 24 ottobre l995 e dalla legge n. 675/96.

Ed ora una sintesi del Codice Deontologico degli Avvocati, due categorie giornalisti ed avvocati che tanto potrebbero fare per aiutare noi gente comune, seplicemente "forse" rispettando la loro deontologia!!!!


Codice deontologico degli avvocati



"L’avvocato esercita la propria attività in piena libertà, autonomia ed indipendenza, per tutelare i
diritti e gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle
leggi e contribuendo in tal modo all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia.
Nell’esercizio della sua funzione, l’avvocato vigila sulla conformità
delle leggi ai principi della Costituzione, nel rispetto della Convenzione
per la salvaguardia dei diritti umani e dell’Ordinamento comunitario;
garantisce il diritto alla libertà e sicurezza e l’inviolabilità

della difesa; assicura la regolarità del giudizio e del contraddittorio.
Le norme deontologiche sono essenziali
per la realizzazione e la tutela di questi valori."


L'Articolo 6 è davvero interessante!!

ART. 6. - Doveri di lealtà e correttezza. – L’avvocato deve svolgere la propria attività professionale con lealtà e correttezza.
I. L’avvocato non deve proporre azioni o assumere iniziative

in giudizio con mala fede o colpa grave.

VI LASCIO LE RIFLESSIONI SU ENTRAMBE LE CATEGORIE.......!!!


"E' ricercando l'impossibile che l'uomo ha sempre realizzato il possibile.
Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile non hanno mai avanzato di un solo passo."

(Bakunin)

Cronaca di una giornata che vede Roma sotto assedio ed in fiamme.....




Quaranta feriti tra i manifestanti, quasi sessanta tra le forze dell'ordine. Oltre 40 fermati. E' questa l'istantanea che resta a futura memoria di una giornata in cui a Roma, dal mattino fino al primo pomeriggio, studenti, precari, centri sociali, i comitati per l'Aquila e i metalmeccanici della Fiom hanno sfilato per le vie della Capitale e manifestato - "in centomila" dicono, certo non molti di meno - in modo assolutamente civile. il freddo polare sceso su tutta l'Italia. Gli studenti partono in corte dalla Sapienza, intorno a mezzogiorno arrivano in via Cavour, un fiume umano vociante e festoso, atteso all'incrocio con via dei Fori Imperiali con il suo affluente: il corteo che all'ombra del Colosseo raggruppa i centri sociali, la protesta degli aquilani, le bandiere rosse della Fiom. Ed è emozione quando i due flussi si incontrano e proseguono assieme verso Piazza Venezia. Dove ad attenderli ci sono il Popolo Viola e i blindati della Guardia di Finanza che sbarrano l'accesso in via del Corso.

Il grande corteo allora devia e si allunga in via San Marco dove, intorno alle 12,45, all'altezza con via degli Astalli, scoppia il primo tafferuglio. La traversa, dalle



parti di Palazzo Grazioli, è ostruita da un blindato dei carabinieri. Parte il coro "dimissioni, dimissioni!" e subito dopo qualcuno provoca gli agenti raccolti dietro l'automezzo, scoppiano petardi e bombe carta, è il fuggi fuggi.

Il fiume umano si ricompatta in Largo di Torre Argentina e, poco prima di arrivare all'altezza di Corso Rinascimento, che porta al Senato, davanti al corteo si schiera un cordone di studenti muniti di casco e degli ormai celebri scudi di gomma recanti il titolo di un classico della cultura. E' il segnale che qualcosa sta per accadere. Infatti, poco dopo le 13, ecco gli studenti oltrepassare i nastri gialli distribuiti dalla municipale per vietare l'accesso alla strada e dirigersi verso i blindati schierati a difesa di Palazzo Madama. Mentre il cordone che precede il corteo si dispone a testuggine, dalle retrovie partono bombe di vernice e bottigliette.

Agli agenti in assetto antisommossa basta schierarsi e lanciare un po' di lacrimogeni per indurre i ragazzi alla ritirata, la prima linea con caschi e scudi si dilegua con le lacrime agli occhi e trovano riparo in Largo Valle, mentre quelli del collettivo invitano tutti a schierarsi dietro gli striscioni e a non avventurarsi nelle strade circostanti. Sembra finire lì, l'assalto alla "zona rossa" dove sorgno i grandi palazzi della politica. Ma non è così.


Mentre il cordone che precede il corteo si dispone a testuggine, dalle retrovie partono bombe di vernice e bottigliette.

Agli agenti in assetto antisommossa basta schierarsi e lanciare un po' di lacrimogeni per indurre i ragazzi alla ritirata, la prima linea con caschi e scudi si dilegua con le lacrime agli occhi e trovano riparo in Largo Valle, mentre quelli del collettivo invitano tutti a schierarsi dietro gli striscioni e a non avventurarsi nelle strade circostanti. Sembra finire lì, l'assalto alla "zona rossa" dove sorgno i grandi palazzi della politica. Ma non è così.

Mentre il corteo, sempre più silenzioso, prosegue per Corso Vittorio Emanuele fino a sfociare sul lungotevere, nella massa qualcuno nota giovani in giacca nera o mimetica, il volto nascosto da sciarpe e cappucci, armeggiare con le transenne di un cantiere, scrutare al suo interno per cogliere la presenza di materiali da lancio. Tra le loro mani spuntano i primi sanpietrini divelti dal suolo.

I black block irrompono sulla scena intorno alle 15, poco dopo l'ultima eco dell'applauso che all'esterno di Palazzo Chigi saluta la fiducia alla Camera raccolta dal governo Berlusconi. Il corteo giunge in piazza del Popolo. Alla testa di uno spezzone, una cinquantina di estremisti imbocca via del Corso e attacca i blindati. Volano pietre, bombe carta, bastoni. Dalla piazza, il collettivo invita tutti a non seguirli, ad aspettare. Ma la situazione degenera ed è impossibile restarne fuori. La tensione è altissima, un agente se la prende con uno dei tantissimi fotografi presenti: "Se mi fai ancora uno scatto ti sfondo l'obiettivo!". I primi ragazzi fermati vengono trascinati all'interno dei blindati.

Quando i poliziotti caricano assieme ai loro mezzi a sirene spiegate, si scopre che quel "materiale vario" proviene da panchine divelte, dai pesanti bidoni ornamentali in ghisa disposti lungo la via dei negozi, da motorini distrutti. Man mano che il primo contingente di poliziotti si rafforza col sopraggiungere di reparti dei carabinieri e della guardia di Finanza, i manifestanti arretrano fino a Piazza del Popolo, ma lo scontro con le forze dell'ordine è durissimo e continuo. La piazza, in lontananza, è avvolta in un fumo denso, tempestato dal lancio di oggetti che non cessa mai.

Un fitto lancio di lacrimogeni precede l'onda d'urto della carica a pieno organico con cui gli uomini in divisa, casco e manganelli "liberano" la piazza. Lo spettacolo è desolante. Un blindato della Finanza arde all'imbocco di via del Babuino, sprigionando una colonna di fumo nero e denso e avvolgendo con le sue fiamme alcune auto. Un furgoncino dell'Ama, ribaltato, brucia all'ingresso in via del Corso assieme alle sedie di un bar. Per terra, oltre ai detriti e a quanto resta della battaglia, i vuoti lasciati dall'estrazione dei sanpietrini. Sui gradoni, scie di sangue.


Il fiume umano si ricompatta in Largo di Torre Argentina e, poco prima di arrivare all'altezza di Corso Rinascimento, che porta al Senato, davanti al corteo si schiera un cordone di studenti muniti di casco e degli ormai celebrei scudi di gomma recanti il titolo di un classico della cultura. E' il segnale che qualcosa sta per accadere. Infatti, poco dopo le 13, ecco gli studenti oltrepassare i nastri gialli distribuiti dalla municipale per vietare l'accesso alla strada e dirigersi verso i blindati schierati a difesa di Palazzo Madama. Mentre il cordone che precede il corteo si dispone a testuggine, dalle retrovie partono bombe di vernice e bottigliette.

Agli agenti in assetto antisommossa basta schierarsi e lanciare un po' di lacrimogeni per indurre i ragazzi alla ritirata, la prima linea con caschi e scudi si dilegua con le lacrime agli occhi e trovano riparo in Largo Valle, mentre quelli del collettivo invitano tutti a schierarsi dietro gli striscioni e a non avventurarsi nelle strade circostanti. Sembra finire lì, l'assalto alla "zona rossa" dove sorgno i grandi palazzi della politica. Ma non è così.
Mentre il corteo, sempre più silenzioso, prosegue per Corso Vittorio Emanuele fino a sfociare sul lungotevere, nella massa qualcuno nota giovani in giacca nera o mimetica, il volto nascosto da sciarpe e cappucci, armeggiare con le transenne di un cantiere, scrutare al suo interno per cogliere la presenza di materiali da lancio. Tra le loro mani spuntano i primi sanpietrini divelti dal suolo.

I black block irrompono sulla scena intorno alle 15, poco dopo l'ultima eco dell'applauso che all'esterno di Palazzo Chigi saluta la fiducia alla Camera raccolta dal governo Berlusconi. Il corteo giunge in piazza del Popolo. Alla testa di uno spezzone, una cinquantina di estremisti imbocca via del Corso e attacca i blindati. Volano pietre, bombe carta, bastoni. Dalla piazza, il collettivo invita tutti a non seguirli, ad aspettare. Ma la situazione degenera ed è impossibile restarne fuori. La tensione è altissima, un agente se la prende con uno dei tantissimi fotografi presenti: "Se mi fai ancora uno scatto ti sfondo l'obiettivo!". I primi ragazzi fermati vengono trascinati all'interno dei blindati.

Quando i poliziotti caricano assieme ai loro mezzi a sirene spiegate, si scopre che quel "materiale vario" proviene da panchine divelte, dai pesanti bidoni ornamentali in ghisa disposti lungo la via dei negozi, da motorini distrutti. Man mano che il primo contingente di poliziotti si rafforza col sopraggiungere di reparti dei carabinieri e della guardia di Finanza, i manifestanti arretrano fino a Piazza del Popolo, ma lo scontro con le forze dell'ordine è durissimo e continuo. La piazza, in lontananza, è avvolta in un fumo denso, tempestato dal lancio di oggetti che non cessa mai.

Un fitto lancio di lacrimogeni precede l'onda d'urto della carica a pieno organico con cui gli uomini in divisa, casco e manganelli "liberano" la piazza. Lo spettacolo è desolante. Un blindato della Finanza arde all'imbocco di via del Babuino, sprigionando una colonna di fumo nero e denso e avvolgendo con le sue fiamme alcune auto. Un furgoncino dell'Ama, ribaltato, brucia all'ingresso in via del Corso assieme alle sedie di un bar. Per terra, oltre ai detriti e a quanto resta della battaglia, i vuoti lasciati dall'estrazione dei sanpietrini. Sui gradoni, scie di sangue.

Mentre gli studenti ripiegano in viale Tiziano, Viilla Borghese e Lungotevere, Piazza del Popolo brucia. Ma è un fuoco che non riscalda, come il sole del mattino. Su Roma cala piuttosto una cappa fredda. Un giovane viene immobilizzato dai poliziotti. "Lasciatemi - urla disperato - sono un privato cittadino!". Ma gli agenti non gli credono. Lo stendono a terra e gli montano sul torace, mentre un coro di ragazzine li implora di lasciarlo stare.


....."Forse" quando si vince.......un po' si pure perde ...............!!!!



Per Niki




".....qui tutti gridano
qui tutti noi siamo diversi
ma se li senti parlare
sono da sempre gli stessi
...quante bugie
quanti segreti in fondo al mare ....

Niki se tu ci fossi ancora ......
ci basterebbe un sorriso
per un abbraccio di un'ora ........................."


Ti Amo

Shalom

Mamma



lunedì 13 dicembre 2010

NIKI APRILE GATTI, ARRESTATO AGENTE DI CUSTODIA A CAMPOBASSO, E ........PER AMARE BISOGNA SAPERE CIO' CHE CONTA....





"Per Amare bisogna sapere ciò che conta"











Vi voglio raccontare una storia che avevo regalato al mio Niki, gli era piaciuta tantissimo e pensate l'ho ritrovata fra le sue cose, conservata nella sua camera.....

L’incanto di una Storia

Per amare bisogna sapere ciò che conta


Tanto tempo fa, all’epoca in cui i nostri cari nonni erano ancora in vita, c’era una fanciulla povera ma bellissima, sposata a un giovane altrettanto povero ma bello. Si avvicinavano quelle festività dell’anno in cui era d’uso scambiarsi i doni. I due giovani vivevano in serie difficoltà, poiché solo da poco era finita la guerra che per anni aveva devastato il paese.

I soldati affamati avevano macellato tutte le pecore e senza pecore non c’era lana da tosare e da filare, e dunque non c’era filo da tessere, e quindi non c’erano abiti caldi da sostituire a quelli ormai logori e consunti. Alla bell’e meglio, ci si ingegnava per cavare da due paia di scarpe un solo paio, dall’aspetto per la verità alquanto miserando. Si indossavano l’una sull’altra vecchie maglie e giacche a brandelli, sicché tutti parevano avere un corpo florido, ma con membra macilente. Poi, come spesso accade quando il peggio della guerra è passato, la gente prese a tornare alla spicciolata in quel che restava delle loro case. Come il cane che conosce bene il suo campo, tornavano per restare, a dispetto delle difficoltà. Alcune contadine si misero all’opera per riparare gli aratri, sostituendo le lame con bossoli che scaldavano sul fuoco e forgiavano a mano. Altre squarciavano e scrollavano le piante ormai morte in cerca di semi. Il sarto riuscì a rimediare qualche scampolo, e poté riprendere così a cucire e ad andare a vendere per le strade giacche e cappotti raffazzonati. Il panettiere macinava a mano le granaglie che riusciva a far crescere sul davanzale nei vasi sbeccucciati, e poi con destrezza modellava i pani piccoli piccoli che vendeva sulla soglia della porta. E pian pianino le persone con un po’ di fiuto per il commercio riuscirono a procurarsi di che sopravvivere vendendo un po’ di questo e un po’ di quello – ringraziando la buona sorte perché la guerra, con tutto il male che aveva fatto, non era però riuscita a cancellare il sole. E così si tirava avanti nel villaggio. Seppur modesti, poco appariscenti, ovunque riapparvero i più semplici segni di vita. E la gente si preoccupava di proteggere tutte le cose fragili o giovani.

Così vivevano dunque la bella fanciulla e il giovane aitante. Sebbene nella guerra avessero perduto molto, possedevano ancora due beni preziosi. Lui era riuscito a conservare l’orologio da tasca del nonno, ed era orgoglioso di dire l’ora a chiunque gliela chiedesse. E lei, sebbene per mesi e mesi malnutrita, aveva ancora una magnifica chioma – quando se la scioglieva, i capelli le arrivavano fino ai piedi, e l’avvolgevano tutta come un manto di splendido zibellino. Così, ricca in questa maniera assai semplice, la giovane coppia andava avanti nella vita, raggranellando qualche soldino con la vendita ora di una rapa, ora di una mela.

All’avvicinarsi delle festività in tutto il villaggio furono accese candele fatte con cenci imbevuti d’olio. La notte calava prima, durava più a lungo, e rapidi volteggiavano i fiocchi di neve.


La giovane desiderava tanto fare un regalo all’amato sposo, un grande, uno splendido regalo, ma, frugando nelle tasche non trovò che poche monetine. E pur considerando la situazione in cui si trovava senza la minima autocommiserazione, non poté fare a meno di abbandonarsi a un pianto sommesso.

Si rese tuttavia conto che le lacrime non erano d’aiuto per trovare comunque un dono per il suo amore, e così si asciugò le guance e concertò un suo piano. S’infilò il logoro cappotto e due paia di guanti, a ognuno dei quali mancavano dita diverse. Si lanciò fuori dalla porta, corse lungo la strada fangosa, superando i negozietti dalle vetrine sguarnite. Ora null’altro contava, poiché aveva in mente un dono, in dono speciale per lo sposo che faticava e tribolava tanto per portare a casa quel poco che gli riusciva di racimolare.

Oltre i mucchi di macerie, oltre le rampe di scale dietro a cui non si ergevano più le case, giù per un vicolo corse, e poi dentro a un grigio edificio. Su per tre piani di scale salì di corsa, ormai senza fiato, con la forza appena sufficiente per bussare alla porta. Venne ad aprire Madame Sophie, con una misera stola di visone tutta tarmata avvolta intorno al collo. I capelli color arancione le stavano ritti sulla testa, in ciuffi scomposti. Le sopracciglia parevano setolini neri come la fuliggine. Era per certo la vecchia più bizzarra che abbia mai calcato al faccia della terra. Lei che prima della guerra aveva confezionato belle parrucche per i ricchi, uomini e donne, ora si era ridotta a vivere in una stanzuccia senza riscaldamento.

A Madame Sophie brillarono gli occhi: “Ah, sei venuta a venderti i capelli?” disse con voce chioccia. Le due donne, la vecchia e la giovane, mercanteggiarono a lungo, e alla fine arrivarono a un accordo. La giovane sedette su una sedia di legno. Madame Sophie sollevò verso la luce una delle pesanti trecce della donna. Scintillava come seta. Con lame che parevano grandi quanto nere ganasce di ferro Madame Sophie con tre sforbiciate recise la splendida capigliatura. Quella bella massa di capelli rovinò a terra, e con essa caddero le lacrime della giovane. Madame Sophie raccolse i capelli con l’aria di un avido roditore. “Ecco il tuo denaro”, ringhiò la vecchia, e le lasciò cadere qualche moneta nella mano. Poi la spinse fuori e sbatté la porta alle sue spalle.

Così era fatta.

Sebbene assai provata dalla recente esperienza, la giovane era guidata da quella sua visione interiore, e gli occhi ripresero a brillarle di entusiasmo. Si affrettò lungo la via per raggiungere un uomo che vendeva catene da orologio in piombo ricoperto di latta color argento – comunque più belle di uno spago qualunque. Gli diede le monetine che già possedeva e quelle che si era guadagnata vendendo i bei capelli. E con le sue sudice mani lui le porse la catena da orologio. Oh, come si sentì d’improvviso ricolma di gioia per avere un dono da offrire all’amato sposo. Sicché come volando corse a casa, con i piedi che quasi non toccavano terra, da quell’angelo che sicuramente, in un altro tempo e in un altro luogo, doveva essere stata.

Nel frattempo, il marito si affannava alla ricerca di un dono per l’amata sposa. Ma quale poteva essere il regalo giusto? Un venditore ambulante gli mostrò una patata avvizzita. No, non poteva andar bene. Un altro venditore sollevò una sciarpa che, sebbene sporca, era di un bel colore. Ma no, avrebbe nascosto la sua bella chioma, e a lui piaceva tanto guardare quei capelli dai riflessi d’oro e di rubino. Poi all’angolo successivo, battuto dal vento, un altro ambulante ancora sollevò sui palmi due pettinini semplici semplici; uno era perfetto, all’altro mancava soltanto un dentino. Il giovane seppe di aver trovato il dono perfetto. “Dodici soldi per questi bei pettinini”, disse l’uomo con voce melliflua. “Ma io non possiedo dodici soldi”, disse il giovane. “E cos’hai, allora?” uggiolò l’uomo. E così si avviò il baratto.


Intanto, di ritorno alla loro piccola stanza d’affitto, la giovane si era inumidita i capelli con qualche goccia d’acqua, e con le dita aveva preso ad acconciarseli attorno al viso. Si sedette poi in attesa del suo sposo. “Fa’ che mi trovi graziosa anche con questa nuova acconciatura”, sospirava tra sé come in una silente preghiera. Ed ecco che udì i suoi passi su per le scale. Si precipitò in casa, povera creatura, magro magro, con il naso rosso e le dita ghiacciate, ma con tutto il fervore e la speranza di un bimbo appena nato.

Sulla soglia della porta tuttavia si arrestò di colpo, come stordito, con lo sguardo fisso sulla moglie.

Oh, mio caro sposo, non ti piacciono i miei capelli? Davvero non ti piacciono? Ti prego, di’ qualcosa. Per la verità li ho tagliati per poterti offrire qualcosa di bello. Ti prego, di’ qualcosa, amore mio”.

Il giovane era combattuto tra la voglia di piangere e la voglia di scoppiare a ridere, e alla fine l’allegria ebbe la meglio. “Tesoro mio”, disse stringendola tra le braccia. “Ecco il mio dono per queste feste”. E dalla tasca estrasse i due pettinini. Per un attimo il volto della giovane s’illuminò, ma poi i suoi tratti parvero afflosciarsi mentre le lacrime le sgorgavano dagli occhi, e gemeva per la pena.

Amore mio”, la confortò lui, “un giorno i tuoi capelli ricresceranno, e allora questi pettinini andranno a meraviglia. Non siamo tristi”. Allora, tutto bene: lei si consolò. E si sentì di nuovo felice mentre gli porgeva il dono che si era procurata per lui. “Ecco il tuo regalo, mio caro sposo”. E sul palmo gli mostrò la semplice catena, il dono sacrificale per lui. “Ah!” esclamò lui, saltò su e prese a misurare a grandi passi la stanza. “Sai che ho venduto l’orologio per comprarti i pettinini?”

Davvero? Davvero hai fatto questo?” gridò lei. “Proprio questo”.

Si abbracciarono e risero e piansero insieme, e si promisero che il futuro sarebbe stato migliore, molto migliore – aspetta e vedrai.

Insomma qualcuno direbbe forse che questi due giovani erano un po’ sprovveduti e malaccorti, ma in realtà erano come i magi in cerca del messia. Se con le migliori intenzioni i magi portavano in dono oro, incenso e mirra, alla fin fine quel che contava era ciò che portavano nel cuore: struggimento e fede.

E i due giovani, come i magi, erano dei saggi poiché donavano la cosa più preziosa possibile.

Si davano l’amore, l’amore più sincero.

E questo contava.





Carcere, l’agente incastrato da un collaboratore di giustizia

CAMPOBASSO - Incastrato grazie ad un collaboratore di giustizia. E' stato arrestato così l'agente di polizia penitenziaria Francesco Cerio, 35 anni, finito in manette a Campobasso nel pomeriggio di venerdì con l'accusa di istigazione alla corruzione. Due le novità importanti emerse nelle ultime ore. La prima è che il detenuto con il quale l'agente aveva concordato lo scambio telefonino-droga è un collaboratore di giustizia, un pentito campano che è stato usato come "esca" dagli investigatori. La seconda novità è che durante la perquisizione in casa di Cerio, in via Scardocchia, la polizia ha trovato della droga, un quantitativo minimo di hashish.
L'INDAGINE
Gli accertamenti sull'agente finito in cella sono cominciati dal carcere di Larino, dove Cerio aveva prestato servizio fino a qualche mese fa, prima di essere trasferito al penitenziario di via Cavour a Campobasso. I sospetti su di lui sono partiti probabilmente anche dal fatto che in passato era già incappato in una condanna per possesso di droga. Gli investigatori hanno quindi passato al setaccio tutta la sua attività e i suoi contatti e hanno deciso di metterlo sotto controllo. E' stata piazzata una 'cimice' all'interno della cella del collaboratore di giustizia ed è stata registrata una conversazione tra i due durante la quale Cerio avrebbe offerto al detenuto la possibilità di avere un cellulare da usare in cambio di droga, l'accordo prevedeva la consegna di venti grammi di cocaina e venti di hashish.
L'ARRESTO
A quel punto i poliziotti hanno deciso di tendere una trappola al loro collega. Attraverso il detenuto collaboratore di giustizia gli hanno fatto credere di avere appuntamento con un parente del malvivente campano, un appuntamento alla stazione di Campobasso per la consegna della droga concordata. Nel pomeriggio di venerdì quindi Cerio si è presentato all'entrata della stazione dove però ad attenderlo c'era un agente di polizia che si è spacciato per il parente del detenuto. Nell'involucro da consegnare invece della cocaina c'era della farina. Inevitabili a quel punto sono scattate le manette e così l'agente di polizia penitenziaria è entrato in quello che è stato a lungo il suo luogo di lavoro in una veste diversa, quella di detenuto. Successivamente sono scattate delle perquisizioni e in casa di Cerio, che è separato e padre di tre figli, è stato trovato un modico quantitativo di hashish.
LA DIFESA
"Devo esaminare con attenzione la documentazione allegata all'ordinanza di custodia cautelare". Non si sbilancia l'avvocato Giuseppe Fazio, legale dell'agente arrestato. Ha incontrato il suo assistito e lo ha trovato frastornato. "Certo - riferisce il difensore - è molto confuso per quanto accaduto e per l'accusa che gli viene contestata, quella di aver favorito un detenuto". Domattina alle dieci in carcere si terrà 'l'udienza di convalida. Saranno presenti il pm Nicola D'Angelo, il giudice per le indagini preliminari Gianni Falcione e lo stesso avvocato Fazio.

Si commenta da solo......e lascio a Voi le considerazioni!!!!!


Per Niki



............neanche quest'anno....aprirai il tuo regalo........

"Chi non conosce la Verità è uno sciocco, ma chi conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"!!!!
Bertolt Brecht

Ti Amo
Shalom
Mamma



mercoledì 8 dicembre 2010

NIKI APRILE GATTI, ON.ELIO LANNUTTI,LA TERZA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE E ...L'ITALIA DEI MISTERI





Legislatura 16

Atto di Sindacato

Ispettivo n° 4-04216





Atto n. 4-04216

Pubblicato il 6 dicembre 2010
Seduta n. 468

LANNUTTI - Al Ministro della giustizia. -



Premesso che:




il 24 giugno 2008 Niki Aprile Gatti, 26 anni, muore dopo appena 4 giorni dal suo arresto nel carcere di Sollicciano (FI) apparentemente per un suicidio inspiegabile, in cui sebbene le indagini a quanto risulta all'interrogante paiono mostrare l'impossibilità di tale spiegazione la Procura di Firenze chiude le indagini archiviandole come un suicidio;




con la decisione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze di archiviare l'indagine sulla sua morte (nonostante la dura opposizione di sua madre, Ornella Gemini, spesso definita "madre-coraggio" per la straordinaria tenacia dimostrata durante questa durissima battaglia), Niki Aprile Gatti torna ad essere a tutti gli effetti, ma contro ogni logica, un "suicida";




Gatti viveva a San Marino dove lavorava come informatico per il gruppo di aziende oggetto dell'inchiesta Premium che vede incriminate la Oscorp SpA, Orange, OT&T e TMS, tutte residenti a San Marino, la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell'Arezzo Calcio, più altre società con sede a Londra;




Gatti, incensurato, viene arrestato dopo essersi costituito e aver chiesto di testimoniare nell'inchiesta Premium, ma non viene trasferito al carcere di Rimini così come avviene per gli altri 17 arrestati, ma, solo fra tutti, nel carcere di massima sicurezza;




apparentemente la morte di Niki Aprile Gatti è il più classico dei suicidi perché viene trovato impiccato ad una corda costruita con strisce di jeans e lacci di scarpe nel bagno della cella numero 10, IV sezione, del carcere, ma ancora oggi tante cose continuano a far pensare che si tratti di un suicidio simulato;




continua a destare sospetti il fatto che la morte di Gatti sia avvenuta durante o subito dopo l'ora d'aria in cui c'è piena libertà di movimento nel carcere. Così come li desta la misteriosa sparizione della prima richiesta di opposizione all'archiviazione presentata da Ornella Gemini, madre di Niki Aprile Gatti;




le testimonianze dei suoi due compagni di stanza, fondamentali nel confermare il suicidio, non collimano;




le testimonianze dei tanti che hanno visto Gatti negli ultimi giorni di vita in carcere ne attestano la totale serenità di spirito e la sua decisione di collaborare liberamente con gli inquirenti;




non trova risposta il dubbio sul fatto che lacci di scarpe e strisce di tessuto jeans possano sorreggere il peso di un uomo di 92 chilogrammi, così come non trova spiegazione la presenza di lacci di scarpe in un carcere di massima sicurezza o la capacità per un detenuto di creare a mano strisce di tessuto jeans;




in particolare la madre di Niki Gatti, nel sottolineare le molteplici anomalie che hanno caratterizzato la morte del figlio, analizza le dichiarazioni rilasciate al quotidiano "La Repubblica" del 25 giugno 2008, sezione Firenze (data successiva al decesso), da Franco Corleone, quale Garante per i diritti dei detenuti, in una intervista rilasciata alla giornalista Laura Montanari, dopo un colloquio avuto col Direttore del Carcere di Sollicciano e con gli agenti di custodia, quando afferma che: ieri mattina alle 10 "Aprile Gatti aveva avuto la sua ora d'aria, era rientrato in cella, aveva scambiato qualche parola con un agente sul processo, ed alle ore 11 uno dei suoi compagni di cella era andato in infermeria per prendere del metadone un altro era rimasto lì. Lui si è chiuso nel bagno e si è impiccato";




dalle dichiarazioni rilasciate dai soggetti escussi nell'indagine nonché dalla documentazione fotografica acquisita non risulta che Niki fosse andato a "passeggio". Infatti, in nessun atto emerge la circostanza che Aprile Gatti Niki avrebbe profittato dell'ora d'aria. Invero, sull'ora d'aria cui beneficiano i detenuti dalle ore 9,30 alle ore 10,30 gli atti amministrativi interni del carcere recano un inspiegabile vuoto illustrativo nella prima archiviazione. Nella seconda si accerta: "Niki Aprile Gatti non ha beneficiato dell'ora d'aria". Nella prova fotografica Niki al momento del fatto indossava ancora il pigiama;




non vi è rispondenza neppure con l'ora del decesso, laddove nel citato articolo viene riferita alle ore 11, mentre dal medico sanitario che ne ha curato l'autopsia l'ora del decesso viene indicata alle ore 10 (ora di chiamata al 118, ore 11,15);




lo stesso garante sostiene che il ragazzo "Forse si è scoraggiato pensando a una lunga detenzione. So che aveva cambiato avvocato, altro segno di inquietudine";




con telegramma del 20 giugno 2008 con un ordine categorico, si invitava Aprile Gatti Niki a nominare un altro avvocato. Pur sapendo (chi ha effettuato questo telegramma) di andare contro la volontà della madre Ornella Gemini, che in merito a tale decisione aveva ravvisato l'inopportunità di un tale cambiamento. Non fu dunque Niki a voler cambiare legale, ma evidentemente un altro soggetto;




i jeans di Gatti sono perfettamente integri anche se tutti i giornali riportavano la storia secondo cui Niki avesse fatto delle strisce ai jeans e si fosse ucciso così, unendo le stringhe delle scarpe alle strisce di stoffa;




l'agente di custodia che ha parlato con Niki per ultimo, alle ore 10 riferisce: "Niki mi chiama chiedendomi informazioni in merito all'esito dell'interrogatorio di garanzia avvenuto il giorno prima; io lo rassicuro dicendogli che non avendo ancora ricevuto nulla di scritto non era per niente scontata la sua permanenza in carcere in quanto una eventuale scarcerazione poteva sopraggiungere in qualsiasi momento; tuttavia entro l'indomani mattina (25 giugno) attraverso la matricola gli si sarebbero date ulteriori informazioni e tutti gli aggiornamenti in merito alla sua posizione giuridica; il detenuto appariva soddisfatto e sereno ringraziandomi della risposta ricevuta, mentre io proseguivo nell'attività di accertamento numerico";




nella stessa identica ora, le 10, in cui avveniva questo colloquio, non aspettando neanche il giorno dopo per verificare se gli fosse stata concessa la carcerazione, Niki Gatti muore;




la psicologa riferisce: "Questi era sicuro che la sua permanenza nell'istituto fosse di breve durata e che sarebbe stato scarcerato una volta avuta la possibilità di andare in udienza e spiegare le sue ragioni davanti al giudice; il soggetto aveva dimostrato una capacità di gestire cognitivamente ed emotivamente la situazione in cui si era venuto a trovare dopo l'arresto; il tono dell'umore era normale, aveva uno stato ansioso reattivo lieve, congruo alla situazione che stava vivendo; era assente l'ideazione suicidaria, non aveva avuto precedenti psichiatrici, nè mai manifestato problematiche psicologiche, riferiva di non far uso di sostanze stupefacenti". Lo psicologo precisava che non aveva ritenuto di segnalarlo per un ulteriore colloquio con la psicologa in quanto non considerava il caso di tale gravità da sottoporlo ad un colloquio ravvicinato nel tempo;




nell'inchiesta Premium erano state arrestate 18 persone (di cui alcune anche molto importanti) secondo alcuni giornali c'era anche l'ombra della mafia; di questi 18 Gatti è stato l'unico a non volersi avvalere della "facoltà di non rispondere" e l'unico al quale hanno cambiato Avvocato;


l'appartamento dove Gatti viveva in affitto dopo 15 giorni dalla sua morte è stato completamente "ripulito";


i forti dubbi intorno alla morte di Niki Aprile Gatti sono stati sollevati dall'interrogante in una precedente interrogazione che non ha ancora avuto risposta (atto sindacato ispettivo n.4-03187);


considerato che:

la vicenda Telecom Sparkle-Fastweb, il più grande scandalo economico e politico degli ultimi tempi, si è configurata da subito come una truffa dal respiro internazionale costruita attorno alle regole degli inganni e degli insabbiamenti cha hanno unito mafia (le 'ndrine di Isola Capo Rizzuto), politica (l'ex senatore del Popolo della libertà Nicola Paolo Di Girolamo), compagnie telefoniche internazionali (Telecom e Fastweb), figure legate all'alta finanza e alla criminalità organizzata (Gennaro Mokbel), ufficiali delle Forze dell'ordine (Polizia di Stato e Guardia di finanza) e alcuni commercialisti di fiducia;




l'intricata vicenda internazionale ruota attorno ad una serie innumerevole di giganteschi flussi di denaro che appaiono e scompaiono tra San Marino e Londra, Hong Kong e Isole Cayman, per poi affluire in conti ben coperti nelle filiali degli istituti di credito italiani;




è proprio l'asse San Marino-Londra a spuntare in occasione di altre truffe telefoniche italo-europee: Phuncards-Broker, Eutelia e l'inchiesta Premium,




si chiede di sapere:




come sia possibile che in un carcere di massima sicurezza si consegni un telegramma ad un detenuto in "isolamento" senza controllare e che il direttore non lo sappia;




come abbia potuto il Garante per i diritti dei detenuti leggere il "cambio di avvocato" da parte di Gatti come un suo "cenno di cedimento";




quali misure urgenti intenda assumere il Governo al fine di dare risposta ai numerosi dubbi che pesano sulla morte di Niki Aprile Gatti affinché la sua storia e la sua fine non vadano ad inserirsi in quel vastissimo spazio di "Misteri d'Italia";




a che punto si trovi l'inchiesta Premium, se ci siano stati rinvii a giudizio oppure archiviazioni;




se risulti da chi abbiano avuto gli organi di stampa la notizia errata secondo cui Gatti avrebbe ritagliato i propri jeans per usare le strisce ricavate e i lacci di scarpe per impiccarsi e, comunque, con cosa avrebbe potuto sfrangiarli;




se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, alla luce della truffa internazionale che configura la vicenda Telecom Sparkle-Fastweb, che ha rivelato un articolato puzzle che ruota attorno ad una serie innumerevole di ingenti flussi di denaro tra San Marino e Londra, Hong Kong e Isole Cayman, per poi affluire come un torrente in piena in conti ben coperti nelle filiali degli istituti di credito italiani, valutare e verificare la possibilità che vi possa essere un filo conduttore tra la vicenda "Premium", il centro di spionaggio di Telecom Italia, la morte di Niki Aprile Gatti e lo scandalo Telecom Sparkle-Fastweb, considerato che lo steso asse San Marino-Londra spunta in occasione di altre truffe telefoniche italo-europee quali Phuncards-Broker, Eutelia e l'inchiesta Premium per l'appunto;




se non ritenga opportuno, alla luce di quanto esposto in premessa, attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento per dare giustizia ad una madre, Ornella Gemini, e diradare le nebbie che avvolgono la misteriosa morte di un giovane di 26 anni.





Grazie Onorevole Elio Lannutti!!!



E siamo alla terza Interrogazione Parlamentare, la prima presentata dal PD con l'Onorevole Paola Concia e ben due presentate dall'Italia dei Valori .....anzi l'Onorevole Elio Lannutti alla prima Interrogazione fatta da Lui, fece seguire anche un richiamo quale sollecito.....

Quante se ne dovranno fare, prima che il Parlamento risponda??????



...E per usare le stesse parole dell'Onorevole Lannutti:




"quali misure urgenti intenda assumere il Governo al fine di dare risposta ai numerosi dubbi che pesano sulla morte di Niki Aprile Gatti affinché la sua storia e la sua fine non vadano ad inserirsi in quel vastissimo spazio di "Misteri d'Italia"...." ???????????????????????????












Per Niki







"Farò della mia anima uno scrigno




per la tua anima,




del mio cuore una dimora




per la tua bellezza,




del mio petto un sepolcro




per le tue pene.




Ti amerò come le praterie amano la primavera,




e vivrò in te la vita di un fiore




sotto i raggi del sole.




Canterò il tuo nome come la valle




canta l’eco delle campane,




ascolterò il linguaggio della tua anima




come la spiaggia ascolta




la storia delle onde."




Kahlil Gibran.


Ti Amo

Shalom


Mamma



Il dossieraggio illegale

di Telecom Italia


(Ascoltate...parla

anche di Niki)